La fede non è un “Mi piace” o una condivisione
Negli ultimi anni, i nostri feed sui social media sono stati inondati da un fenomeno singolare: post che promettono benedizioni, grazia divina o favori celesti in cambio di un “Mi piace”, oppure una condivisione o un commento. Spesso accompagnati da immagini di santi, crocifissi o frasi bibliche, questi messaggi si presentano come un modo rapido e semplice per ottenere il favore divino. Ma dietro questa apparente innocuità si nasconde un problema ben più profondo e dannoso.
Un mi piace che potrebbe costarti tanto
Senza sapere che in realtà mettere mi piace in post su facebook o su instagram che mostrano immagini di Gesù o dei santi, che chiedono un mi piace o altre azioni come commenti e condivisioni, ottengono proprio l’effetto opposto. Altro che benedizioni o miracoli; otterremo il contrario e vi spiego perché nel paragrafo seguente.
La logica del “do ut des”: una fede superstiziosa
La logica di questi post è la stessa di una superstizione: se fai una certa azione (mettere un like, condividere), riceverai una ricompensa. Questo riduce la fede a una sorta di baratto, un “do ut des” (ti do perché tu mi dia). La benedizione non è più vista come un dono incondizionato che scaturisce dall’amore di Dio, ma come il risultato di un’azione meccanica, quasi magica e superstiziosa. Dio del tuo mi piace non sa cosa farsene, anzi ti premierà se passerai oltre senza dare peso a questi messaggi e post che offendono terribilmente non solo il Signore ma anche la tua stessa fede.
Questo modo di pensare è dannoso per diversi motivi. In primo luogo, svuota la fede del suo vero significato, che è un atto di fiducia, un rapporto personale e profondo con Dio. La fede non si misura in clic, ma nella vita di tutti i giorni, nelle scelte che facciamo, nel modo in cui trattiamo gli altri.
Genera delusione
In secondo luogo, questi post generano false aspettative. Chi mette il like o condivide con la speranza di ricevere una grazia immediata, spesso si ritrova deluso, (ma questo è ovvio perché non è fede ma superstizione). Quando la benedizione promessa non arriva, può subentrare frustrazione, senso di colpa e, in casi estremi, un allontanamento dalla fede. La logica perversa di questi messaggi implica che, se non metterai mi piace o non farai ciò che chiedi, non otterrai la benedizione o il miracolo di cui hai bisogno.
Diciamo che, chi ha una fede autentica sa benissimo che queste cose sono inganni e peccaminosi, ma purtroppo c’è chi ha una fede labile e spesso tendente al superstizioso, e cade nella trappola. Bisogna quindi diffondere che queste pagine aperte con vari nomi, come ”Gesù e Maria” oppure ”Gesù risorto” e tanti altri nomi che girano su facebook, sono creati per ingannare.
Quando la superstizione prende il sopravvento
Il vero pericolo di questi post è che favoriscono la superstizione a scapito della vera spiritualità. La superstizione è la tendenza a credere che eventi esterni, oggetti o azioni possano influenzare il destino o la volontà divina. L’essenza della fede cristiana, invece, risiede nella relazione con Dio, che è al di sopra di ogni schema o regola superstiziosa.
La benedizione non si “compra” con un gesto online, ma si riceve attraverso la preghiera sincera, la carità, il perdono e una vita orientata al bene. Dio non è una macchina distributrice di benedizioni che si attiva con un clic. La sua grazia è un dono che si manifesta spesso in modi inaspettati e che richiede un cuore aperto, non una semplice interazione sui social.
Ma perchè fanno queste cose?
1. Ricerca di visibilità e monetizzazione
Questa è la ragione più comune e preoccupante. Pagine e profili che pubblicano post del genere lo fanno per sfruttare gli algoritmi dei social media. Gli algoritmi premiano i contenuti che generano molte interazioni (like, condivisioni, commenti come “Amen”). Un post che promette una benedizione in cambio di un’azione attira un grande numero di persone, specialmente quelle più vulnerabili o in cerca di un segno di speranza.
Una volta che la pagina ha raggiunto un’elevata visibilità e un vasto pubblico, può iniziare a monetizzare in vari modi:
- Vendere spazi pubblicitari: le pagine più grandi vendono la possibilità di pubblicare annunci a terzi.
- Creare una community: spesso, il “like e condividi” serve a far iscrivere gli utenti a gruppi su altre piattaforme (come WhatsApp o Telegram) dove poi vengono proposti servizi, prodotti o raccolte fondi.
- Traffico sul sito web: i post possono contenere link a siti esterni che generano guadagno attraverso la pubblicità o la vendita di prodotti.
In questo caso, la religione è solo uno strumento per raggiungere un obiettivo economico, e la spiritualità viene ridotta a un prodotto.
Chi si nasconde dietro queste pagine?
È difficile generalizzare, ma le figure che gestiscono queste pagine possono essere:
- Marketing e web-marketer: persone o agenzie che hanno capito il potenziale di traffico e monetizzazione della “fede digitale”.
In conclusione, è importante riconoscere questi post per quello che sono: una deviazione dalla vera spiritualità. Invece di cedere alla tentazione di un “like facile”, dovremmo riscoprire la bellezza di una fede autentica, fatta di ricerca, di relazione e di amore, fatta di preghiera, di sacramenti.
Chi non và a messa la domenica, chi bestemmia, chi non prega, chi non compie il bene, anche se mette uno stupido mi piace, la benedizione non scende! Essa si ottiene, benedicendo, compiendo il bene, pregando, frequentando i sacramenti.
Il mio invito
Carissimi cristiani segnalate e combattete questa piaga che ormai dilaga sui social, e sta trasformando la nostra fede in una barzelletta, in una macchina per fare soldi.
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