disprezza il santo rosario

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Il beato Alano della Rupe, nel suo primo volume, ci fa notare che chi disprezza il santo Rosario deve stare attento. Ci racconta infatti di una visione terribile che ebbe.
Vide tre orrendissime sciagure in tutto il mondo. Dal Settentrione, infatti, scorgeva come un abisso d’infinita profondità, dal quale si sollevava fumo e fuoco immenso e devastava tutta la terra.
Udì poi un grido di un aquila che volava in aria e urlò per tre volte: «Guai, guai, guai, alla carne e al sangue, che sono stati divorati dalle fiamme e ora infuocano tutto il mondo».
Vedeva poi da un’altra parte, uno spaventosissimo armamento, come se il mondo intero si disponesse alla guerra.
E lì anche vi erano sconvolgimenti di territori, tempeste, tuoni e fulmini.
E qui udii una donnina che con orribili urla gridava: «Ahimè, ahimè, ahimè, quanti mali minacciano il mondo intero. Oh, dov’è la Clemenza di Dio?». E allora udii un’altra voce che diceva: “Poichè in terra non c’è misericordia, non chiedere più Clemenza al Cielo. Infatti viene la fine, viene la fine”.
E’ orribile la cosa che sto ora per raccontare.
Dalla parte opposta, egli vedeva innumerevoli legioni di demoni che trascinavano nell’abisso dell’Inferno, quasi tutto il mondo che era stato distrutto dai due flagelli.
In quell’Abisso (infernale), egli vedeva centocinquanta fornaci pressocchè infinite, nelle quali vi erano centocinquanta tormenti.
E lì si era castigati senza misericordia.
Cosi grande era l’orrore e il clamore che da essi proveniva, che si sentiva per tutta la terra.
Ed essa era il terzo flagello dei demoni.
Dal momento che, come aveva udito in quella visione, ora non c’era nel mondo se non la carne, l’avarizia e la superbia, e mentre si vedevano queste cose tanto orrende, i superstiti, che stavano sulla terra, con alte grida imploravano con preghiere, aiuto.

In seguito…

In seguito il beato udì una voce che dall’alto dei Cieli scendeva sulla terra: «Lodate Dio e Maria, Sua Madre, nel Loro Salterio, ripetendo frequentemente questa preghiera, se volete essere liberati da ogni male in terra e raggiungere ogni bene nel mondo».
Allora, dopo aver visto queste cose, egli contemplò la Regina del mondo, la Vergine Maria, ascendere al Cielo, davanti al dolcissimo Sposo Gesù.
(Gesù) si rivolse a Lei così: «O Sposa Mia Carissima, sei giunta finalmente alle Dimore dei Cieli, e qui bisogna che Tu sia presentata alla Santissima Trinità, dal momento che per i Tuoi Meriti, Tu hai portato soccorso al mondo perduto.
Infatti, tutti coloro che entrano qui, rendono omaggio alla Santissima Trinità e Le offrono i propri tesori dei meriti.
Allora, o Madre carissima, apprestati e Io sarò il tuo Accompagnatore: stai per ricevere in possesso, infatti, il Regno Celeste».
Una cosa meravigliosa! Allora il (Novello) Sposo contemplava e vedeva quindici Regine meravigliosissime, ciascuna delle quali aveva dietro di sè, dieci Damigelle bellissime, al di sopra di ogni cosa che si possa immaginare.
E vedeva che le prime cinque (Regine) delle quindici, con le cinquanta loro fanciulle, portavano cinque Rose di infinita Bellezza.
Sulla prima (Rosa) c’era scritto, a Lettere d’Oro: “Ave” ; sulla seconda: “Maria” ; sulla terza: “Gratia” ; sulla quarta: “Plena” ; sulla quinta: “Dominus”.
Le cinque seconde Regine, poi, con le loro cinquanta fanciulle, portavano cinque splendidissime Gemme di infinito valore.
Sulla prima (Gemma) era scritto: “Tecum”, sulla seconda: “Benedicta”, sulla terza: “Tu”, sulla quarta: “In mulieribus”, sulla quinta: “Et Benedictus”).
Le ultime cinque Regine, infine, con le loro cinquanta Damigelle di una bellezza straordinaria, portavano cinque Stelle di uno splendore straordinario, davanti alla Gloriosa Vergine (Maria).
Sulla prima (Stella) vi era scritto: “Fructus”; sulla seconda: “Ventris”; sulla terza: “Tui”; sulla quarta: “Iesus”; sulla quinta: “Christus”.
Allora il Signore Gesù disse con grande tenerezza alla Madre: «O Sposa Mia carissima, nei Cieli vi sono tre Imperi: il primo è l’Impero del Padre, che ha sotto di sè cinque Regni.
Il secondo è (l’Impero) del Figlio, che ha anche sotto di sè, cinque Regni.
Il terzo è (l’Impero) dello Spirito (Santo), che ha ugualmente cinque Regni.
Bisogna dunque che Tu venga all’Impero del Padre, e (Gli) renda omaggio per Te e per il mondo intero.
Il Padre Mio, dunque, ha cinque (Titoli) di corrispondenza.
Certamente la Paternità (di Dio) è il Suo (Titolo) Primo (di corrispondenza), e ad essa segue immediatamente la Sua Unità (secondo quanto si afferma nel primo (Libro) delle Sentenze, nella distinzione 31), ed essa è il secondo (Titolo) di corrispondenza.
Il Terzo (Titolo di corrispondenza) è la Potenza (di Dio), il quarto (Titolo) è l’Eternità, il quinto (Titolo) è il creare.
Così dunque, il Signore Gesù, camminando insieme alla sua carissima Madre, accompagnati da tutta la Corte Celeste, giunse al Regno del Padre (dal momento che Dio Padre è Padre di tutte le cose che sono, secondo [Sant’] Agostino e [San Giovanni] Damasceno).
Ivi ebbe luogo la gioia delle gioie, senza fine.
E, poichè sarebbe troppo lungo raccontare l’intera visione, la racconterò molto brevemente come ne sarò capace.
Allora, la Beatissima Vergine Maria, gettandosi ai piedi del Re Onnipotente, dopo avergli fatto reverenza, con virginea voce disse: «Ave, Padre Onnipotente, Essere degli esseri, poichè sei Padre di tutti, ecco per me e per tutti i miei (Rosarianti), come dono al Re, offro la mia prima Rosa, che mi venne data in dono, quando fui generata dalla tua Grazia.
E Maria ricevette dalla mano della prima Vergine, una Rosa, sulla quale era scritto ad auree lettere: «Ave», e la porse con la Mano a (Dio) Padre Onnipotente.
Ed Egli, accettandola con massimo gaudio, disse a Maria: «Oh, che bella Rosa, e quanto è degna e gloriosa! Sarai dunque Benedetta, o Figlia Mia Maria!
E per questa Rosa Ti giuro e Ti prometto, che ora ed in eterno Tu Sarai Regina nel Regno del Padre, come Madre unica di tutti gli Esseri.
Poichè Tu, mediante l’Ave, hai generato il Mio Figlio, il Creatore di tutte le cose».

Ugo Maggengo
Sono la conferma che Dio sceglie lo scarto del mondo per confondere i sapienti e i superbi. Sono la conferma che Dio usa misericordia con chi accetta di essere sconfitto dal Suo Amore. Ugo

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